Stampa
Che fine ha fatto il nuovo Accordo sulla tassazione dei lavoratori frontalieri? Sono trascorsi ormai degli anni da quando i due Stati dichiararono di aver concluso le trattative. Era esattamente il dicembre del 2015. La firma ufficiale dell’Accordo non è però mai avvenuta a causa di varie ragioni. 
La prima è sicuramente la ribadita volontà del Canton Ticino di mantenere in vigore l’obbligo del casellario giudiziale per coloro che desiderano ottenere il permesso di lavoro, una misura che l’Italia ha sempre ritenuto come discriminatoria in quanto non conforme all’Accordo sulla Libera Circolazione delle Persone. La situazione si è fatta oggi ancora più critica per via della recente raccolta di firme del partito UDC che chiamerà il popolo svizzero a votare per l’uscita della Confederazione dagli accordi di Schengen. 
Arriviamo poi alle recenti elezioni italiane dove il sostanziale equilibrio tra partiti diversi sta comportando non poche difficoltà nella formazione di un nuovo Governo. Solo quando si sarà conclusa questa delicata fase di insediamento, l’Italia potrà tornare a fissare un’agenda politica più precisa che comunque non crediamo avrà tra le sue priorità il tema dei lavoratori frontalieri. 
Contemporaneamente sono avvenute anche le elezioni regionali in Lombardia, da sempre schierata contro il nuovo Accordo fiscale che genererebbe un incremento della tassazione dei frontalieri ed un contemporaneo impoverimento dei Comuni di frontiera al solo beneficio delle casse dello Stato centrale. Anche qui si vedrà se il nuovo esecutivo porterà ad un cambio di rotta o se proseguirà il sentimento di opposizione all’Accordo. 
Ma la vera novità è che ora sembra sgretolarsi persino il fronte svizzero, fino a ieri compatto nel richiedere una firma in tempi brevi. Di recente sono infatti intervenuti sul tema i due Consiglieri nazionali Marco Romano e Lorenzo Quadri, il primo richiedendo a Berna di congelare la firma del nuovo Accordo sui frontalieri in quanto ritenuto più vantaggioso per l’Italia che per la stessa Svizzera, ed il secondo minacciando addirittura di promuovere un’iniziativa per cancellare il precedente Accordo del 1974 (di fatto quello attualmente in vigore, che permette ai frontalieri residenti entro i venti chilometri di non pagare imposte dirette sul reddito in Italia e che garantisce ai Comuni di frontiera milioni di franchi in ristorni). 
Tra tanta confusione, una cosa è certa: il nuovo Accordo voluto dai negoziatori anni fa ormai non gode più di molta stima tra i partner interessati. 
Né tantomeno è mai piaciuto a noi. Da sempre OCST condivide la necessità di risolvere la discriminazione tra i frontalieri che vivono vicini al confine e coloro vengono da più lontano; tuttavia questo Accordo non ci è mai parso come una soluzione ragionevole in quanto non farebbe altro che portare tutti i frontalieri alla situazione di chi oggi è costretto a pagare le imposte sui livelli italiani pur restando esposto ad un mercato del lavoro più liberale e meno garantista. Per queste ragioni la richiesta del sindacato è sempre stata quella di trovare un sistema più equilibrato che tenga in conto delle particolarità sociali ed economiche del popolo dei frontalieri. In attesa di nuovi aggiornamenti, l’Ufficio frontalieri resta a disposizione dei gentili associati per quesiti e chiarimenti.
 
Andrea Puglia