Le particolarità subordinate alla tipologia frammentata del settore del commercio e della vendita, rendono pressoché impossibile la sottoscrizione di un Contratto collettivo di lavoro valido per tutto il settore, decretato di obbligatorietà cantonale con un organo di vigilanza e applicazione rappresentato da una Commissione paritetica ad hoc.

Questo evidente limite, costringe il settore ad «autodisciplinarsi» attraverso contratti o regolamenti aziendali (in particolare nella grande distribuzione: Coop, Migros, Manor, Aldi, Lidl), contratti normali di lavoro agilmente derogabili e Decreti cantonali (come quello in vigore dal 1.4.2013) per i negozi ticinesi con meno di 10 collaboratori.
Anche in questo settore, la presenza di numerosi contratti di lavoro individuali a tempo parziale (di regola, non rispettati) precarizzano ulteriormente le condizioni di lavoro. Anche da un punto di vista previdenziale, non è ammissibile che una persona impiegata nella vendita per tutta un vita, rischi di avere una rendita minimale LPP solo perché il salario percepito non supera il salario di coordinamento LPP: venditrici e venditori che, lavorando a tempo parziale, non potranno mai affiancare alla rendita AVS una rendita LPP dignitosa.
L’attenzione dovrà essere inoltre rivolta agli sviluppi della segnalazione che OCST ha presentato a settembre 2013 all’Ispettorato del Lavoro contro il modello di gestione del personale utilizzato da Aldi. Un sistema di gestione, che estremizza oltre il limite della decenza e ad evidente discapito della salute del personale.
Altro tema di attualità è rappresentato dalla interminabile ed inconcludente discussione attorno gli orari di apertura. Un cantiere sempre aperto che ha subito un’accelerazione: i tentativi di fare passare dalla finestra ciò che non entrerebbe dalla porta sono aumentati a sproposito (iniziativa «24 ore negli shop autostradali», mozioni: «domeniche turistiche», «dalle 06.00 alle 20.00 almeno», «lavorare tutte le notti nei negozi con meno di 120 m2 di superficie» e «autorizzazione al lavoro domenicale in località definite da ogni singolo Cantone»).
E se non bastasse, assistiamo negli ultimi mesi ad una pressione verso il Consiglio di Stato ticinese per rispolverare la Legge cantonale sulle aperture dei negozi, congelata nell’assoluta impossibilità di trovare un consenso tra partner contrattuali.
Il ruolo del sindacato durante l’anno 2014, in questo ambito, sarà quello di non interrompere il dialogo con la rappresentanza dei commercianti e, allo stesso tempo, controbattere le stravaganti proposte di modifica di Legge che si susseguono a discapito del tessuto sociale e lavorativo del personale di vendita.

Paolo Locatelli