I dati sull’evoluzione del commercio al dettaglio rilevano una situazione di perdurante contrazione della cifra d’affari. L’Ufficio cantonale di statistica, riferendosi all’ultimo trimestre del 2011, indica che la cifra d’affari ha segnato, rispetto ad un anno prima, un regresso del 5,3 per cento ad ottobre, del 2,9 per cento a novembre e del 4,6 per cento a dicembre. Segnala anche che «la situazione problematica del settore non è più limitata alla piccola distribuzione ma coinvolge pure le superfici commerciali di media e grande entità». Rivolgendo poi lo sguardo ai prossimi mesi, annota che non si intravvedono indizi di una possibile inversione di tendenza.

Una acuita pressione

La sopravvalutazione del franco svizzero rende meno competitivo il commercio locale, che è pure imbrigliato e ostacolato nelle sue auspicabili reazioni da persistenti poteri monopolistici. Le difficoltà economiche e le politiche finanziarie restrittive adottate da numerosi Paesi europei, frammiste alla situazione valutaria, tendono inoltre a comprimere la clientela estera; si tratta della clientela turistica, regredita in parallelo al calo del turismo stesso, e di quella proveniente da oltre confine, disincentivata dal cambio sfavorevole. Sulla situazione del commercio incidono poi, accanto ai condizionamenti esterni appena richiamati, anche l’avvenuta proliferazione di punti di vendita e l’arrivo di nuove catene di distribuzione. Fattori sia esterni, sia interni sottopongono oggi il commercio ad acuite pressioni.

Nel doveroso rispetto del personale

In questo contesto, c’è chi scivola verso provvedimenti di contenimento del costo del lavoro, che ledono ampiamente la posizione e i diritti del personale. L’OCST sta rilevando interventi, che scaricano in modo distorto e inaccettabile sulle fasce di dipendenti più deboli l’odierno contesto di mercato. Senza una preventiva discussione con i rappresentanti del personale e i sindacati, dove comprovare oltretutto la fondatezza di eventuali provvedimenti, si tende, in modo strisciante e al di fuori di criteri trasparenti, ad attuare licenziamenti, riduzioni del grado di occupazione, passaggio a contratti su chiamata. Il più incerto orizzonte congiunturale viene anche utilizzato qua e là per alimentare un clima di timore tra il personale, sul quale alcuni responsabili innestano un rafforzato potere personale.

Un confronto indispensabile

È una tendenza intollerabile, che viene a galla soprattutto nelle grandi catene di distribuzione.

L’OCST ha perciò già avviato contatti con le principali catene di distribuzione, esigendo una aperta discussione sulla situazione e sulle sue eventuali ricadute sul personale. Qualora si riveli inevitabile intervenire sull’occupazione, vanno concordate condizioni e modalità che consentano di circoscrivere gli effetti negativi per i dipendenti. Occorrono criteri lineari e trasparenti, che scongiurino comportamenti e scelte arbitrarie.

L’OCST richiama pure alla sua responsabilità la Federcommercio, con la quale sarà parimenti preso contatto. Il personale di vendita e la qualità della sua relazione con la clientela sono una risorsa decisiva per il settore. L’organizzazione padronale che ne rappresenta gli interessi deve perciò avvertire la responsabilità di incanalare la condotta dei commercianti affinché il personale sia pienamente rispettato e sia nel contempo preservato il patrimonio di professionalità che offre al settore. È cioè indispensabile che il settore possa dimostrarsi collettivamente attento all’occupazione ed alle possibili ricadute sul personale della situazione del mercato.

L’OCST stigmatizza infine la tentazione, alla quale cedono soprattutto le grandi catene di distribuzione, di enfatizzare oltre misura le attuali difficoltà allo scopo di giustificare provvedimenti che mirano a rimpolpare i risultati economici sulle spalle dei dipendenti e dell’occupazione (in contrasto peraltro con il mantenimento di privilegi ai piani alti delle aziende).