La ricorrenza che festeggiamo quest’anno vale certamente un editoriale in prima pagina. Il nostro sindacato compie il secolo di attività: un traguardo che ci riempie di orgoglio. 
L’intero anno sarà costellato di eventi che ci consentiranno di conoscere meglio le persone e gli avvenimenti che hanno fatto dell’OCST quello che siamo oggi; ma ci proietteranno anche verso i prossimi cento anni con la certezza e la determinazione che avevano i membri del primo comitato che il 18 maggio del 1919 ha decretato l’inizio ufficiale della nostra storia.
Sul prossimo numero pubblicheremo il programma ufficiale degli eventi; tante occasioni che non devono servire per guardare indietro o all’interno dei nostri segretariati, ma essere un’opportunità per una nuova apertura verso il futuro e verso l’esterno. 
Perché il sindacato non siamo noi, che vi veniamo incontro sui posti di lavoro o vi accogliamo nei nostri uffici, ma siete voi che aiutate un collega in difficoltà, che prendete coraggio e vi presentate dal vostro capo per annunciare che aspettate un bambino, che esigete che vi vengano pagate delle ore di lavoro, che con i colleghi decidete di chiedere l’istituzione di una commissione interna del personale nell’azienda per la quale lavorate, che non volete rinunciare al contratto collettivo di lavoro, che chiedete che il salario nel vostro settore venga alzato, che chiedete un maggiore sostegno per i disoccupati, che lottate per i vostri diritti, che pagate una quota associativa anche se oggi, per fortuna, va tutto bene, e in questo modo ci permettete di aiutare altri associati in difficoltà. Voi che leggete il giornale «il Lavoro»! Voi che sapete che in tutto questo i sindacalisti OCST che vi vengono incontro sul posto di lavoro o vi accolgono nei nostri uffici possono darvi il loro sostegno e mettervi a disposizione le loro competenze.
Per i prossimi cento anni dobbiamo essere saldi in questa consapevolezza.
Il 4 maggio del 1957, mons. Luigi Del-Pietro, combattivo segretario cantonale dell’OCST per quasi cinquant’anni, scriveva a proposito del futuro dei sindacati:
«Sono state necessarie iniziative: discussioni, interventi, lotte e anche scioperi. Sono state necessarie organizzazioni sindacali e sul piano nazionale, su quello cantonale e su quello locale o aziendale. Sono stati necessari militanti entusiasti e devoti alla causa e infervorati nella solidarietà. Sono stati necessari lavoratori e lavoratrici, giovani e anziani che seppero sacrificare del tempo, parte del loro denaro, qualche volta anche la propria personale posizione purché giustizia fosse fatta e ottenuta. È stato necessario superare ostacoli enormi, non abbandonare la causa nei momenti di sconforto o di parziale ripiegamento, sperare, qualche volta, contro ogni speranza, raccogliere, spesso, frutti più per gli altri che per sé. 
E nel prossimo futuro l’azione sindacale sarà ancora più necessaria. Perché deve e dovrà assumersi nuove responsabilità». 
Il centenario, l’abbiamo detto, ci darà l’opportunità di parlare dei temi del futuro. Quali in particolare? Torneremo certamente sulla questione dei salari. Sottolineeremo in particolare che in Ticino godiamo, e lo dico ironicamente, di livelli salariali fino al 17% inferiori rispetto alla media svizzera, ma il costo della vita certo non è inferiore. Prova ne è che i livelli degli affitti sono tra i più alti in Svizzera e che i premi di cassa malati applicati nel nostro cantone sono in assoluto i più alti. 
C’è poi il tema della disoccupazione reale, in particolare di quella giovanile, e dell’assistenza, divenuta ormai uno sbocco per chi ha terminato il diritto alle indennità. Quali misure proporre per sostenere i giovani e i disoccupati di lunga durata? 
Infine il tema della precarietà, con un occhio analitico sul lavoro interinale. La nostra preoccupazione sarà quella di proporre misure concrete per garantire anche in futuro la necessaria sicurezza sociale e una flessibilità rispettosa dei tempi delle lavoratrici e dei lavoratori. 
Quest’anno ci sono anche altre ricorrenze: per esempio i cinquant’anni del voto alle donne nel nostro Cantone. Per celebrare questo importante anniversario OCST donna-lavoro organizza un incontro che si svolgerà il prossimo 19 febbraio. Sarà l’occasione per approfondire un altro importante tema del quale l’OCST si occuperà nel corso dell’anno appena iniziato: la parità.
 
Renato Ricciardi
 
L’Organizzazione cristiano-sociale viene fondata nel corso di un Congresso che si tiene a Bellinzona il 18 maggio 1919. A Lugano la sezione cristiano-sociale locale organizza un comizio popolare il 14 settembre. L’immagine a fianco riproduce il volantino di invito, il cui tono non viene apprezzato da Guglielmo Canevascini, segretario della Camera del lavoro, che invita molti aderenti alle sue federazioni ad intervenire a questo momento. In effetti l’incontro è tesissimo: Francesco Masina, l’oratore principale, si trova di fronte una platea soprattutto socialista! Canevascini ottiene un contraddittorio e conquista i favori della sala, peraltro già orientata. L’incontro è interrotto anzitempo e si scioglie tra gente che canta l’Inno dei lavoratori da una parte e Noi vogliam Dio dall’altra.

Tratto da Alberto Gandolla, Appunti sociali. Gli ottant’anni dell’OCST, 1999

 
 
 
Dedichiamo la prima copertina dell’anno (immagine sotto) del Centenario a Francesco Masina, che nella foto vediamo ritratto insieme a Giovanni De-Giorgi e a Mons. Luigi Del-Pietro. Ferroviere, fu tra i pionieri del movimento cristiano-sociale del Ticino e dell’OCST, del quale fu presidente dal 1933 fino alla morte (1966). Membro del Gran Consiglio, consigliere nazionale, fu il primo direttore della Caritas diocesana ticinese. Durante la Seconda guerra mondiale profuse notevoli sforzi a difesa dei rifugiati politici ed ebrei, anche in qualità di segretario del Comitato ticinese aiuto ai rifugiati (tratto dal Dizionario storico della Svizzera).