Frontalieri

L'Ufficio Frontalieri OCST dal 1984 è il principale riferimento per tutti i frontalieri attivi in Ticino. La sua utilità, riconosciuta anche dalle imprese e dagli organi istituzionali italiani e ticinesi, si estende a diverse attività:

- consulenza ai lavoratori e alle imprese in materia di coordinamento dei sistemi nazionali di sicurezza sociale (status fiscale, previdenziale ed assicurativo dei frontalieri, assegni familiari, disoccupazione, Regolamenti UE e Convenzioni bilaterali tra Italia e Svizzera, ecc.);

- tutela della salute del lavoratore con convenzioni mediche appositamente studiate;

- coordinamento degli attivisti iscritti all’OCST nei vari paesi di frontiera;

- consulenza agli organi istituzionali svizzeri e italiani per la definizione della legislazione riguardante i lavoratori frontalieri.

Gli iscritti all'OCST possono godere dei servizi offerti dalla CISL e di tutte le convenzioni previste per i soci CISL.

Presso le Province di Como e Varese sono stati costituiti due «Osservatori permanenti sul fenomeno del frontalierato»; si tratta di tavoli istituzionali di lavoro dove i vari attori sociali e politici che ogni giorno monitorano il frontalierato potranno trovare un luogo di discussione e di sintesi. Di volta in volta verranno così affrontati tutti quei temi che possono avere un’incidenza sul tessuto sociale ed economico dei lavoratori di frontiera e dei territori di loro provenienza. 
In base allo statuto potranno partecipare alle singole sedute, oltre ai rappresentanti delle amministrazioni provinciali, i sindacati svizzeri e italiani, i sindaci dei Comuni di frontiera e la Camera di Commercio. Lo statuto prevede anche la partecipazione libera con diritto di intervento per le autorità politiche regionali e per tutti coloro che detengono un ruolo di natura istituzionale in Canton Ticino.
Come coordinatore dell’Ufficio frontalieri OCST, e come ho già avuto modo di dire durante la conferenza stampa di insediamento dei due Osservatori, accolgo questa iniziativa con favore in quanto contribuisce ad un riconoscimento istituzionale del frontaliere in Italia; auspichiamo però che questi tavoli di lavoro si traducano in azioni concrete evitando il rischio di impostare discussioni fini a se stesse. Oggi i frontalieri vivono numerose problematiche che vanno affrontate con urgenza, dal tema della mobilità, all’utilizzo dei ristorni per nuovi servizi all’altezza, alle difficoltà nel ricevimento degli assegni familiari dovute ad una comunicazione ancora lacunosa tra le istituzioni svizzere e l’INPS; senza poi dimenticare il pericolo di nuove minacce sul piano fiscale, come fu nel 2015 la parafatura del nuovo Accordo bilaterale che oggi giace sulle scrivanie di Roma. 
Un dato positivo emerge sicuramente dalla decisione di costituire questi tavoli: il frontaliere non è più visto dalle autorità locali come un privilegiato da lasciare a se stesso bensì come una realtà vitale ma al tempo stesso fragile da tutelare che produce un gettito importante per le realtà di confine senza il quale il tessuto economico della zona entrerebbe in forte crisi. Purtroppo invece a livello nazionale continua ad esserci una scarsa conoscenza circa le peculiarità dei frontalieri con il rischio che vengano approvate leggi dannose per loro. Per questa ragione gli Osservatori pur partendo da uno sguardo incentrato sulla realtà contingente dei territori di confine, dovranno far sentire il loro peso anche sul piano regionale e nazionale, in modo tale da portare agli occhi di tutti i risultati delle analisi svolte e giungere infine alla realizzazione di progetti davvero corrispondenti alle esigenze dei lavoratori.
La prima seduta dei due Osservatori è fissata per il 18 ottobre. OCST sarà presente e si curerà di volta in volta di comunicare ai propri associati i contenuti delle discussioni emerse.
 
Andrea Puglia
Il nostro mondo è sempre più interessato da problemi di enorme portata sociale ed economica. Si tratta di temi centrali per la nostra esistenza che richiedono un’attenzione da parte di tutti. Tra questi (e tra i più importanti), vi è il radicale cambiamento del mercato del lavoro che sta avvenendo in tutti gli Stati avanzati e non solo. 
Il Consiglio federale ha confermato la revisione della Legge federale sull’imposizione alla fonte del reddito già approvata dalle Camere del parlamento svizzero nel 2016. 
La modifica non fa altro che recepire una sentenza del Tribunale Federale di Losanna del 2010 che aveva di fatto sancito come ci fosse una discriminazione a livello fiscale tra gli svizzeri e i «quasi residenti», ovvero quei soggetti che pur non essendo dei domiciliati producono il 90% del reddito familiare in Svizzera.
Che fine ha fatto il nuovo Accordo sulla tassazione dei lavoratori frontalieri? Sono trascorsi ormai degli anni da quando i due Stati dichiararono di aver concluso le trattative. Era esattamente il dicembre del 2015. La firma ufficiale dell’Accordo non è però mai avvenuta a causa di varie ragioni. 
Promesse irrealizzabili, populismo sfrenato, slogan dell’uno contro l’altro, «il nemico del mio nemico è mio amico». Pensiamo lo si possa dire senza peli sulla lingua: negli ultimi anni la politica (in Italia e non solo) si è ridotta a questo. Il risultato? Una distanza a tratti incolmabile tra i cittadini e i suoi rappresentanti, una rabbia a poco a poco convertitasi in indifferenza, che è qualcosa di ancora peggiore.