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Nonostante i sindacati abbiano continuato a segnalare la propria disponibilità ad una soluzione di compromesso in occasione del 15esima tornata di trattative del Contratto nazionale mantello nel settore dell’edilizia principale (CNM) tenutasi ieri (11 settembre 2018), gli impresari costruttori restano inflessibili con le proprie eccessive richieste.

 Questa attitudine minaccia la pace sociale, nella misura in cui la pazienza dei muratori è finita. I sindacati prevedono, a partire dal mese di ottobre, giornate di protesta sui cantieri.

In vista del 15esimo round di trattativa di ieri, i presidenti del settore della costruzione di Syna, Ocst, SCIV e Unia si sono riuniti sabato scorso a Berna in una giornata straordinaria di coordinamento comune. Un approccio eccezionalmente unitario dei sindacati che dimostra la volontà di riaffermare l’ineluttabilità, se necessario, di organizzare giornate di protesta.

 

Benzina sul fuoco

La tornata di negoziazione di ieri si annunciava già di per sé difficile. Gli impresari costruttori avevano infatti deciso, in occasione della precedente trattativa, di rendere pubblica la propria “generosa” offerta. Lo scopo evidente era quello di screditare i sindacati accusandoli di essere “insaziabili”. L’offerta di aumentare il salario di 150 franchi era il loro boccone avvelenato. La Società Svizzera impresari costruttori ha chiaramente detto all’opinione pubblica che tale aumento sarà concesso unicamente se i lavoratori saranno disposti a lavorare 300 ore straordinarie gratuitamente lavorando con punte di 12 ore giornaliere per la propria impresa. I sindacati rivendicano invece una limitazione della durata delle giornate di lavoro già ora interminabili allo scopo di difendere la salute dei lavoratori. Anche durante la trattativa di ieri, sono state presentate diverse soluzioni di compromesso che non sono state nemmeno considerate.

 

Problemi risolvibili

Da mesi i sindacati chiedono alla Società Svizzera impresari costruttori di ricercare e condividere soluzioni per il contratto nazionale e per risanare il fondo di prepensionamento a 60 anni. È infatti noto da più di un anno che l’adozione di misure temporanee per assicurare il buon diritto al pensionamento anticipato a 60 anni sono inevitabili. Solo dallo scorso mese, gli impresari hanno  segnalato la propria disponibilità a trovare una soluzione accettabile a questo problema. Un aumento salariale sostanzioso rappresentava il giusto passo verso la giusta direzione. I lavoratori edili sono pronti a finanziare il pensionamento a 60 anni con un proprio aumento di contributi, ma non sono certamente disposti ad essere i soli a salvare il fondo di pensionamento anticipato e a mettere in pericolo la propria salute e la propria vita all’esigenza di giornate di lavoro interminabili.

 

Escalation pericolosa

Per dieci mesi la Società Svizzera impresari costruttori ha rifiutato di mettere in salvo il prepensionamento anticipato a 60 anni ritardandone così le misure di risanamento del fondo. Gli impresari costruttori pretendono di imporre un proprio pacchetto di soluzioni – rifiutandosi sistematicamente di entrare nel merito di una trattativa – minacciando la salute dei propri lavoratori. Questo modo di agire preclude la possibilità di ricercare soluzioni e non fa che aumentare la rabbia dei lavoratori. I sindacati hanno pertanto deciso di organizzare delle giornate di protesta su piano nazionale verso la metà del mese di ottobre.