Nel dibattito che ci avvicina alla votazione sul referendum della Legge cantonale sugli orari di apertura nei negozi, ognuno la racconta a modo suo. Una cosa è certa: nei prossimi anni, piaccia o meno, l’intero pacchetto (fatto di Leggi federali e cantonali) sarà riveduto e modificato. Proprio perché si deve trovare il giusto equilibrio tra le necessità del personale di vendita ed i bisogni economici-commerciali dei negozi, sarebbe opportuno concertare soluzioni senza cristallizzare le reciproche posizioni.

Lunedì 23 marzo il Gran Consiglio ha votato la Legge che regola gli orari di apertura dei negozi, ampliandoli.
Il dibattito per la stesura del testo approvato, che dura da molti anni, ruotava attorno al nodo dell’introduzione di un Contratto collettivo vincolante per il settore: per l’OCST non è mai stato pensabile accettare un ampliamento dell’orario senza introdurre le necessarie misure di protezione dei lavoratori.

Ad inizio settembre 2013, dopo aver raccolto innumerevoli casi, abbiamo segnalato all’Ispettorato del Lavoro una situazione che non poteva più essere tollerata.
Non certamente di infrazioni contrattuali stiamo parlando, ma bensì di un vero e proprio «metodo d’impiego del personale» che teneva costantemente sotto pressione le collaboratrici ed i collaboratori  impiegati nei 10 punti vendita del Cantone Ticino.

Il progetto di legge cantonale sugli orari di apertura dei negozi approda dopo non poche vicissitudini in Gran Consiglio. Partito con il corretto intento di conferire linearità e coerenza a una regolamentazione legale ormai datata e disordinata, tenendo nel contempo presente la necessità sociale di tutelare adeguatamente il personale di vendita, l’esercizio si è poi sfilacciato nel tempo e negli intendimenti tanto da offrire oggi un prodotto che si presta a riserve e obiezioni decisive.