Il 10 aprile scorso ha avuto luogo la presentazione del progetto di diploma degli allievi della Scuola superiore medico-tecnica di Lugano (SSMT). Una mattinata interessante che ha dato ai presenti modo di riflettere su molte tematiche.

Cuore del progetto era la Residenza Emmi, nata «Casa per persone anziane», un progetto realizzato tra il 1959 e il 1975 e gestito da una cooperativa di sole donne. Si tratta di una casa di 20 appartamenti, 16 monolocali e 4 bilocali, pensata per persone in difficoltà finanziarie e beneficiarie solo dell’AVS.
La presentazione del progetto, molto dinamica, è avvenuta in forma di intervista: alcuni degli allievi si sono improvvisati giornalisti e presentatori e hanno posto le loro domande in un primo tempo ai colleghi, che recitavano la parte delle fondatrici e degli inquilini della casa, e poi ad una serie di esperti per approfondire le diverse tematiche.
La cooperativa Residenza Emmy ha dato infatti modo di ragionare su vari temi. In primo luogo, inevitabilmente, varie questioni relative alla condizione dell’anziano. Il progetto è nato infatti con l’intento di sostenere gli anziani che potevano far capo solo all’Avs che non era sufficiente per coprire il costo di un affitto al normale prezzo di mercato, e che altrimenti avrebbero avuto come unica alternativa quella del ricovero. La Residenza Emmy ha offerto fin dall’inizio prezzi moderati e molto di più. Il progetto si basava infatti sulla creazione di una comunità di anziani che potevano condividere momenti in comune, pur godendo della propria autonomia: la struttura comprendeva anche una sala comune per ritrovi, feste e conferenze.
La storia di questo progetto ha dato anche modo di riflettere sul ruolo e la condizione delle donne. La residenza Emmy è stata infatti concepita da Emma Degoli che insieme a Maria Luisa Albrizzi e Iva Cantoreggi si riunirono in associazione. È un progetto tutto al femminile, pensato e realizzato in un periodo nel quale le donne in Ticino non avevano diritto al voto e le donne sposate non potevano apporre la propria firma sui documenti senza il consenso del marito. Durante la discussione è stato più volte messo in luce il fatto che il progetto fu portato avanti con le firme di Maria Albrizzi, che non era sposta.
La parte più complessa del progetto è stata certamente il reperimento dei fondi necessari che durò molti anni. La città di Lugano decise di mettere a disposizione il terreno sul quale sorge la struttura. Il denaro necessario venne invece raccolto tra le numerose associazioni femminili attive in quegli anni e le loro associate. Si contano anche notevoli donazioni.
L’edificio, risalente agli anni ‘70, ha ora bisogno di una ristrutturazione e il Consiglio di amministrazione recentemente nominato ha deciso di riorganizzare la gestione e l’attività della casa.
La situazione degli anziani è evoluta rispetto agli anni ‘70 e i loro bisogni sono cambiati. Nonostante questo tutti i partecipanti alla discussione organizzata dagli allievi della SSMT hanno confermato che rimane negli anziani di oggi un forte bisogno di indipendenza e di autonomia ed il desiderio di restare nella propria casa per essere attivi e poter mantenere le proprie abitudini.
In questo sono molto di aiuto i servizi di assistenza e cura a domicilio, ma sarebbe importante continuare nella direzione proposta, in modo pionieristico, dalle ideatrici del progetto già più di cinquant’anni fa. Creare cioè delle case «per abitare bene a tutte le età», come si è detto durante l’incontro, nelle quali si possa coniugare il bisogno di indipendenza con la possibilità di incontrarsi ed instaurare legami di amicizia.
Complimenti dunque agli allievi della SSMT e ai loro insegnanti per l’ottimo lavoro svolto.