La poco edificante sceneggiata messa in atto dal direttore di una ditta di trasporti pubblici del Luganese contro la decisione del Consiglio di Stato di destinare ad altre ditte il servizio di trasporto degli alunni sta facendo emergere la difficoltà a riconoscere la necessità di attuare necessari correttivi per tutelare lavoratrici e lavoratori di questo Cantone.

Nella polemica attuata ad arte da chi sosteneva le posizioni del direttore si è confusa, volutamente, la qualità del servizio fornito da un’azienda con le condizioni salariali ed anche le condizioni lavorative della stessa azienda. Perché non è solo la questione di garantire ai propri dipendenti salari che permettano loro di vivere dignitosamente nel nostro Cantone, ma anche garantire condizioni lavorative a tutela della dignità dei collaboratori. 

Sono numerosi i mandati che il Canton Ticino attribuisce ad imprese o enti privati, questo secondo il principio di sussidiarietà che prevede il riconoscimento e il conseguente sostegno dello Stato alle attività e ai servizi proposti dalla società quando questi sono di utilità pubblica.

Compito dello Stato verificare poi la qualità dei servizi erogati da enti e società privati. Ma negli ultimi anni è risultato evidente come oltre alle qualità dei servizi occorra anche verificare e garantire la qualità delle condizioni lavorative. Ora, uno dei mezzi utile a questo scopo è proprio il contratto collettivo di lavoro che non solo prevede dei minimi salariali ma stabilisce anche diversi altri diritti, quali per esempio la durata delle vacanze, l’orario lavorativo, giorni festivi e di congedo, le regole relative alla disdetta ed altro ancora.

Il Gran Consiglio ha recentemente adottato la mozione «Vincolare l’adesione a un contratto collettivo di lavoro (CCL) per gli enti beneficiari di contratti di prestazione» (vedi «il Lavoro del 17 novembre 2016) con la quale assieme al collega Guidicelli chiedevo l’introduzione di contratti collettivi di lavoro laddove lo Stato contribuisce per i servizi resi da un ente privato.

Non bisogna dimenticare che i CCL sono uno strumento fondamentale per la protezione dei lavoratori ma concorrono anche a facilitare la gestione del personale da parte di un’azienda e, non da ultimo, a garantire una certa equità di trattamento da parte dei diversi soggetti attivi in un determinato ambito professionale. 

Il Parlamento ha pertanto deciso che lo Stato, garante della qualità delle prestazioni, possa inserire tra le differenti condizioni chieste a chi vuole assumere un mandato anche quella di dotarsi di un contratto collettivo di lavoro. Dovrà farsene una ragione anche la direzione di quell’azienda di trasporti pubblici le cui attività sono ampiamente sovvenzionate dallo Stato. In tal modo la concorrenza con le altre aziende di trasporto pubblico correrà sui binari della correttezza e dell’equità di trattamento. 

Ma dovranno pure farsene una ragione coloro che da una parte si dichiarano paladini degli interessi dei lavoratori ticinesi, lanciando iniziative sovente inapplicabili per «i nostri», e dall’altra non perdono occasione per combattere l’adozione di contratti collettivi!

 

Lorenzo Jelmini